Dolores una puttana in calore

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Categorie: All'aperto
Aggiunta: Dec 8, 2016
Descrizione: Dolores è stata sempre la mia puttana, la mignotta con la figa in calore che si è lasciata fottere da e, in ogni posto. A lei io le piaccio in particolar modo, visto che delle sere viene e stare da me e insieme leggiamo dei libri piccanti e l'ultima volta ne abbiamo letto uno in particolare che ci ha eccitato ed ci ha portati a fottere in quel tugurio...."Come mai una miseria simile?" chiese il bandito; per la rabbia, diede un pugno fortissimo al direttore, che ruzzolò per terra.
"Joe!" esclamò a questo punto lo sceriffo, uscendo allo scoperto. "Adesso basta. È la seconda volta che vieni a rapinare la banca, oggi. Senza contare le tre di ieri. È chiaro che i soldi non ci sono più."
Il bandito apparve veramente seccato. "Guapo!" chiamò.
"Sì, Joe?"
"Dove siamo?"
"A Fuck City, Joe."
Violentissimo, un ceffone volò sulla guancia di Guapo. "Testa di cazzo, ti sei sbagliato! Ti avevo detto: andiamo a Tucson, andiamo! Invece siamo venuti un'altra volta a Fuck City. Stronzo!"
"Ma capo" piagnucolò Guapo, "hai detto tu andiamo a Fuck City, da Dolores."
A sentire il nome di Dolores, Joe Cactus tornò di buonumore. "Ah, che grande puttana!" esclamò. "Guapo, procurati un ostaggio, che andiamo a chiavare tutti!" Per l'allegria, cominciò a sparare in aria.
"Tu" fece Guapo, rivolto a me. "Tu che sei dietro il cavallo, vieni fuori, o ti faccio ingoiare due chili di tritolo poi ti infilo un serpente secco nel culo gli do fuoco e ti faccio esplodere come un fuoco d'artificio."
Tutta la banda scoppiò a ridere. Titubante, alzai le mani e uscii da dietro il riparo costituito dal mio cavallo. Guapo aveva estratto la colt ed anche lo sceriffo stava a mani alzate.
"Vai" mi sussurrò lo sceriffo, storcendo la bocca. "L'ultimo ostaggio che hanno preso, lo hanno fatto chiavare gratis."
"E poi?"
"Poi se ne è occupato Mortimer."
"Vacca cane!" esclamai, come molti anni dopo avrebbero esclamato quelli di Mantova.
Ormai ero sotto tiro, non potevo sottrarmi alla mia sorte.
"Avvicinati" ordinò Joe Cactus. Cominciò a perquisirmi. Per prima cosa mi rubò le pistole, dandole a Guapo, che inventariò dicendo: "Due pistole."
Quindi Joe frugò nelle mie tasche. "Tieni" disse a Guapo.
"Un paio di preservativi, di cui uno usato" fece lui.
"Bene" finì Joe. "Andiamo."
"Andiamo" ripeté Guapo: mi spinse con la canna della pistola dentro il saloon. Lo sceriffo rimase fuori, ma si poté udire la sua voce: "Non fare troppi casini, Joe! Altrimenti sarò costretto a farti sentire come suona il mio strumento da fuoco!"
Appena entrati nel saloon, calò il silenzio. Il pianista smise di suonare, i giocatori di carte di giocare, gli avventori di avventare e l'oste di osteggiare.
"Ehi!" disse Guapo al barista, a seguito di un cenno da parte di Joe. "Dimmi dove sta Dolores, altrimenti ti infilo sei petardi nel culo ti attorciglio la miccia intorno ai testicoli ti stacco l'uccello lo do da mangiare a tua sorella e ti faccio saltare in aria come il caveau di una banca."
Tutta la banda rise di gusto, ma il barista non si scompose più di tanto.
"E' al piano di sopra" rispose, senza neanche togliersi il sigaro di bocca.
"Seguitemi" ordinò Joe ai suoi.
Guapo mi spinse avanti sempre con la pistola puntata nella schiena. "Non fare scherzi, amico" mi sussurrò, "altrimenti ti impiombo poi ti faccio imbalsamare riempiendoti di merda impalandoti con un'asta indiana tra le chiappe ti fetto le natiche ci faccio un toast ti spedisco all'altro mondo come un tacchino farcito con biglietto di sola andata."
"Questa..." dissi, assorto, "questa è inferiore alle altre, Guapo. Però hai talento."
"Eh?!"
"Dovresti comunque migliorare la punteggiatura e la coerenza complessiva della frase" spiegai.
"Uh?!"
Salimmo, dopo aver attraversato tutto il saloon, una rampa di scale trovandoci così al piano superiore. "Guapo, bussa alla porta di Dolores" disse Joe, "che la voglio violentare." Si fregò le mani, pregustando l'azione.
C'erano varie porte che si aprivano lungo un corridoio con le pareti ricoperte di tessuto rosso, ma Guapo bussò senza incertezze ad una sola di esse.
"Dolores!" chiamò a voce alta. "Vieni fuori brutta puttanaccia che se fai finta di non esserci sfondiamo prima la porta poi sfondiamo anche quella tua fica ormai grande come una caverna e se vogliamo qualcosa di più stretto ti inculiamo fino a farti infiammare le budella poi ti infiliamo in culo un braccio ti strappiamo gli intestini e ti ci impicchiamo al lampadario." Timidamente, Guapo mi guardò.
"E' buona" gli sussurrai. "Ci sono sempre delle incertezze sulla punteggiatura, ma la frase si dipana bene ed all'ascolto si rivela avvincente, mai banale. Stai migliorando a vista d'occhio."
"Mmmh..." fece Guapo.
"Ehi" urlò Joe Cactus, "ma che cazzo hai da parlare sempre con l'ostaggio?!"
Prese a picchiare furiosamente sulla porta: "Apri, Dolores, oppure sfondo la porta!"
La porta si aprì, Dolores apparve. Era una donna non proprio giovane, pesantemente truccata in modo multicolore. "Ecco, ecco" disse. "Ma quanti cazzo siete?"
"Richiudi subito la porta, brutta zoccolaccia" intimò Joe, incazzatissimo. "Io la porta la voglio sfondare, sennò non mi eccito abbastanza."
"Sono stufa di farmi sfondare la porta" rispose Dolores. "Entra e zitto."
Pur fremente, Joe Cactus entrò e tutti lo seguimmo.
"Dunque" disse Dolores, "che vogliamo fare? Uno per volta? A due a due? In che modo? Le mie tariffe..."
"No, no!" strillò Joe. "Niente tariffa, noi ti vogliamo violentare, capito, violentare!"
"Lo stupro sono dieci dollari a testa" indicò Dolores.
"A parte che l'ultima volta erano otto dollari e non dieci" disse Joe, "non voglio che si parli di soldi prima, mi si smoscia il cazzo!" Era fremente. "Tu e quell'altro, immobilizzatela!"
I due presero Dolores per le braccia, che stancamente fece finta di volersi liberare. "Ah..." disse, "ohi, ahi, mi fate male, cazzo che male." Poi si accalorò veramente: "Non sgualcitemi il vestito però, altrimenti..."
"Silenzio!" intimò Joe. "Guapo e quell'altro, prendetela per i piedi."
"Capo" disse Guapo, "chi lo guarda l'ostaggio?"
"Lo facciamo fuori come l'ultimo?" ipotizzò uno dei banditi che, non so per quale strano motivo, mi stava veramente sulle palle.
"Piano, piano" m'intromisi. "Io non ho nessuna intenzione di fuggire. Se volete posso rendermi utile."
"Come ti chiami, ostaggio?" chiese Joe.
"Best" risposi. "Best Of Pig."
"Senti Best" concluse Joe, spiritato. "Datti una mossa e spoglia la vittima... sì, insomma la zoccolaccia."
"No, mi vergogno, oh, che vergogna, povera me" disse Dolores. Il tono di voce era stile lettura dell'orario delle diligenze.
Mi infilai in mezzo alle gambe di Dolores, che erano tenute larghe dai due banditi. Dolores era sul letto. "No, sul letto no!" ordinò Joe. "Sul tavolo, la voglio sul tavolo, che si ribella e si dimena come per fuggire."
"Hai capito, troia?" ribadì Guapo, mentre tutti la trasportavano sul tavolo. "Devi dimenarti come una verginella che teme di perdere la sua purezza e ribellarti come un fiore che nasce proprio nel mezzo di una cagata di vacca e si guarda attorno e dice che puzza di merda e sogna di non essere lì in quel posto con quei brutti ceffi che la violentano chiaro?"
Detto ciò, Guapo alzò il capo per affrontare il mio sguardo e, con esso, il mio giudizio.
"Molto profonda" commentai. "Poetica. Bella l'immagine del fiore circondato dalla merda."
"Non male, eh?" fece orgoglioso.
Intanto Dolores era stata piazzata sul tavolo. "Ah, povera me, che umiliazione, non voglio, no, giuro che no, ah" diceva. Due banditi, attenti a non sgualcire l'abito, la tenevano per le braccia e gli altri due per le gambe.
"Avanti!" intimò Joe. "Avanti, Best, comincia a scoprirle le tette." Si tirò fuori il cazzo e cominciò a massaggiarselo. "Appena ce l'ho duro al punto giusto, la faccio secca" spiegò.
"No, che tette, scherziamo, le tette no, no, no e poi no" recitò Dolores.
Iniziai quindi a massaggiarle i seni prima sopra la stoffa, poi infilai le mie mani dentro la generosa scollatura e le grosse poppe uscirono fuori come il tuorlo di un uovo cui si è rotto il guscio.
"Ah, che umiliazione, povera me, non mi spiegazzare l'abito attento, ah, no..."
"Bene, bene" commentò Joe. "Tirale i capezzoli, vai!"
Ubbidii ed i capezzoli furono tra l'indice ed il pollice delle mie mani. Li tirai leggermente.
"Di più, di più!" incitò Joe Cactus.
Li tirai di più: si allungarono come fossero fatti di chewing-gum. "Ah, che dolore ai capezzoli, ah, basta, pietà, no."
"Le cosce, le cosce" comandò Cactus. A vederlo, gli era venuto già duro, solo che l'organo non sembrava poi un granché. "Tira su le gonne e scopri le cosce. Vai, Best Of Pig!"
Lo feci assai volentieri, ci credereste? Non era poi male la puttana. Con maestria cominciai a palpeggiare quelle belle coscione un po' troppo mature, ma appetitose.
"Sono pronto, sono pronto!" esclamò quindi Joe, smettendo di pomparselo. Secondo me, un altro po' e veniva. "Tira via le mutande, che lo infilo!"
"No, le mutande scherziamo, ah, lasciatemi, porci, lasciatemi, guardate come mi divincolo, povera me, che penseranno di me, ah, oh. Uh."
Sfilai i tipici mutandoni western e li sventolai, dando in questo modo la carica a Joe Cactus che mi scansò e si fiondò nell'apertura che avevo appena portato alla luce.
"Ah... ah..." mugolò, rilassandosi come un biscotto secco immerso nel caffè. "Che sollievo... ah..." La cosa buffa era che si era messo a fottere senza assolutamente toccare Dolores in alcun modo. Teneva anzi le mani in tasca; aveva solo il pistolino infilato nella passera.
Naturalmente, era venuto duro a tutti, me compreso. Mentre Dolores diceva: "Ehi... no, non umiliatemi così, attenti a dove appoggiate i mutandoni non lì per terra ma sulla poltrona, ecco lì va bene, ah, come mi sento sporca, umiliata e sporca, una vacca", estrassi il mio famoso pistola, il pistola più veloce del west, e lo misi in bocca alla mignotta.
Joe si incazzò moltissimo: "Ehi, Best, in bocca no! Se gli metti in bocca quel cannone, non parla più!"
"Chi se ne frega" risposi, "sembrava dicesse le litanie." Vi ho detto o no che il mio era il pistola più veloce del west? Be', so che non era propriamente un motivo d'orgoglio, ma cominciai subito a spruzzare. In compenso, ero in grado di spruzzare più volte di seguito.
Anche Joe venne. Fu quindi la volta di Guapo.
"Mmmmmh!" cominciò a mugolare. "Ti voglio scopare, troiona, sanguinolentemente volente o nolente ti impallino come selvaggina - ah - ti entro dentro la carne paccata ti apro come la mia colt e ti rompo ti rompo ti rompo!"
Al terzo "ti rompo" sborrò. Subito dopo volle conoscere il mio parere.
"Sperimentale, Guapo" gli dissi. "Una frase sperimentale di rara efficacia. Un po' forzato quel "sanguinolentemente" che però non stona. Infine" conclusi, "voglio complimentarmi perché, per la prima volta, hai messo due virgole. Stai migliorando a vista d'occhio, mi meraviglio di come apprendi." Così dicendo, mi affacciai alla finestra e...
Piccini miei, ciò che vidi fece raggrinzire lo scroto al vostro Best. Vidi due cavalli accanto al mio; due, perché il peso di chi, evidentemente, mi aveva inseguito per il deserto, era tale da non poter essere sopportato da un solo cavallo. Ebbene sì, la realtà era proprio davanti ai miei occhi e non potevo fare a meno di crederci: Piggy Whoman mi aveva inseguito ed era arrivata a Fuck City! Stava parlando con lo sceriffo Ank Ise, aveva riconosciuto il mio puledro legato avanti il saloon e, probabilmente, aveva appena appreso che ero stato sequestrato come ostaggio dalla banda del feroce Joe Cactus, e che ero stato portato mio malgrado dalla puttana Dolores.
Immediatamente mi sottrassi alla luce della finestra. Ero talmente impallidito, che tutti (Dolores, Joe, Guapo e gli altri) impallidirono a loro volta.
"Ehi, Best" disse Dolores, "che cazzo hai visto fuori della finestra? Sei più bianco di un lenzuolo."
Affranto, mi accasciai su una sedia e narrai la mia storia, sintetizzandola in due minuti. Spiegai che ero fuggito da quella cicciona con cui era impossibile vivere, ed ottenni molta comprensione (omisi tutta la parte relativa alla miniera d'oro).
"Tra poco sarà qui" mormorai terrorizzato.
"Non oserà, avrà paura di me" disse Joe.
"Tu non la conosci" replicai.
Come, come nascondermi? Altre uscite non c'erano. Calarmi dalla finestra? E per andare dove? Nascondermi in un armadio? Ridicolo, Piggy avrebbe cercato per prima cosa proprio dentro gli armadi. Mi avrebbe trovato, ed avrebbe fatto hamburger di me!
Quando si udirono i passi di Piggy per le scale (il lampadario di vetro cominciò a tintinnare, come in presenza di un terremoto), Joe fece cenno a Guapo di attivarsi.
Guapo si mise avanti la porta, ed iniziò ad urlare: "Ferma dove sei, altrimenti ti prend..."
La porta si aprì di schianto, schiacciando Guapo tra la porta ed il muro. Piggy entrò a fatica nella stanza, guardandosi attorno famelica. Persino Joe indietreggiò, intimorito. "Dov'è, dov'è?" chiese Piggy. Ai suoi occhi, nella stanza c'erano il bandito Joe Cactus, un altro bandito di nome Guapo dolorante dietro la porta, altri tre banditi, la puttana Dolores ed un'altra zoccola, mamma mia quanto brutta, di nome...
"E tu chi sei?" chiese minacciosa.
"Bestia" risposi, cercando di fare la voce da donna. Non mi venne molto bene (sembrava più che altro una voce di castrato), ma Piggy era troppo furente per accorgersi dell'inghippo e Dolores, devo dire, aveva fatto un ottimo lavoro. In fretta e furia mi aveva prestato un suo orrendo vestito, un paio dei suoi mutandoni tipicamente western, un paio di calze pesanti con coccarda stelle e strisce in modo da nascondere la peluria delle mie gambe. Inoltre mi aveva truccato pesantemente e... be', devo dire che sembravo una vera mignotta!
Piggy cominciò, come avevo supposto, ad aprire tutti gli armadi. "Dov'è, dov'è!" urlava.
Dolores supplicava che non le venissero sgualciti i vestiti.
Guapo, ancora dolorante, venne vicino a me e cominciò a dire: "Bella donzella vieni a me a me che ti succhio i capezzoli come gli agnellini succhiano il latte dalle loro vacche, o bella mignotta dalle labbra di seta!" Mi prese una mano, e mi guardò con occhi da innamorato.
Boys, il colpo che gli aveva inferto Dolores quando la porta si era aperta di schianto, doveva avergli scombussolato il cervello. Cosa poteva fare il vostro povero Best in una situazione imbarazzante come quella? Provai ad allontanarlo con un leggero colpo di piede sui coglioni, ma quello continuò nel suo insano corteggiamento: "Sei meglio di una giumenta in calore e mi attizzi più del fuoco o brutta troia delle praterie lince dall'occhio acutissimo puma in agguato del mio cuore vacca boia miseriaccia nera!"
Per fortuna, fu proprio Peggy a tirarmi fuori dai guai. Inconsapevolmente, beninteso.
"Oh, che cavaliere poetico!" cinguettò in modo elefantiaco. Cominciò a sbattere le palpebre, ed io che la conoscevo bene capii subito che Guapo aveva fatto breccia nel suo cuore.
"Mia maialona vestita di nuovo!" declamò il bandito.
"Ohhhh..." gemette Piggy. "Quale musica, quale unguento per le mie ferite d'amore!"
"Amore che vieni, amore che vai..."
"Sì..."
"T'amo, o pia Piggy, e mite un... un sentimento..."
Si presero per mano, già pronti per l'estremo sacrificio: erano cotti l'uno dell'altro! Non ci crederete, ma ero quasi geloso.
"Piove nel pineto, o Piggyone!"
"Io e tu, Guapo ed io..."
Persino Joe Cactus ascoltava a bocca aperta quello sfoggio improvviso di poesia.
Tutto, si fa per dire, stava andando per il meglio, quando...
Si udì un galoppo furibondo ed un tambureggiare di zoccoli. Partirono alcune frecce incendiarie. Ci affacciammo a guardare: il villaggio era stato assalito dai Kulattones, la tribù indiana più temuta! Erano giunte, infatti, alcune preoccupanti notizie secondo cui avevano dissepolto la vaselina di guerra, ma nessuno avrebbe mai immaginato che Fuck City potesse essere assalita da un momento all'altro.
Tutti i maschi bianchi vennero rapiti dai terribili indiani. Facile immaginare la loro sorte. Il capo dei Kulattones, Natica Glabra, aveva fama di essere un fenomenale sodomizzatore. Pochi prigionieri erano tornati eterosessuali dopo un periodo di prigionia presso i Kulattones.
Ed io... io la scampai. Ero infatti vestito da donna, e gli indiani non mi presero in alcuna considerazione. Che culo, boys! Riuscii a rimanere vergine proprio lì dove si narra che la fortuna abbia cittadinanza e mentre Piggy Whoman piangeva disperata per la perdita, in un sol colpo, del suo adorato marito e del nuovo poetico spasimante, fuggii come il vento, salii a cavallo ed abbandonai sul primo cactus gli abiti femminili di Dolores.
Avevo il deserto avanti a me, e stavo per partire per una nuova avventura.
In alcuni villaggi che attraversai quei giorni, composti di poche catapecchie, ebbi modo di ascoltare alcuni cacciatori di pelli che raccontavano come il nuovo capo dei Kulattones avesse nuovamente sepolto la vaselina di guerra. Il nuovo capo, che aveva preso il posto di Natica Glabra, era stato eletto a furor di popolo, ed aveva assunto il nome di Puttana in Calore.

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